Inserito da: samilla | 9 Novembre 2009

AMORE A SENSO UNICO (29° PUNTATA)

 

 

MIRROR

 

 

 

Siviglia, giugno 1744

Tesoro mio,

Sono passati tre anni dal nostro addio…o meglio dalla mia vile fuga. Continuo a pensarti e a maledirmi. Passano donne da questa stanza da letto ma nessuna si ferma più di una notte. Non riesco ad affezionarmi, tanto meno a decidere di mettere su famiglia. Carlos è venuto qui da me oggi pomeriggio. Vederlo mi provoca sempre un tuffo al cuore. E’ come tornare indietro con il tempo. E quanto vorrei che fosse vero! Me ne infischierei di quelle specie di guardie che mi rendono la vita un inferno…O forse lo dico perché so che non è possibile…che indietro non si può mai tornare…Ho saputo che Alma cresce velocemente e che ti somiglia come una goccia d’acqua. Come vorrei vederla. Non ho neppure il coraggio di avvicinarmi a Cordova! Avrei tanto desiderato avere una figlia. So che le femmine adorano i loro padri e io spenderei tutti i miei risparmi pur di averne una..ma non con una donna qualsiasi, con te!

Tuo Teodoro

Aveva nascosto quella lettera nel suo corsetto. Se Alma l’avesse vista non sarebbe riuscita ad evitare una bella brontolata. E non poteva darle torto. Lei stessa si era ripromessa di non leggerne più. Almeno fino a Versailles. Però quello che la spingeva a farlo ora non era più il dolore, quello forte e straziante provato all’inizio ma la rabbia. Si, la rabbia nello scoprire che un uomo aveva buttato via la propria esistenza al vento solo per codardia. Quella era stata solo viltà e mancanza di fiducia in se stesso. Cosa sarebbe cambiato dal mettere a repentaglio la vita decidendo di vivere con lei al condurre una quotidianità nel rimorso? Basta! Era ora di sistemarsi e scendere a mangiare qualcosa tutti insieme. La camera era piccola ma confortevole. Il letto in legno scuro con lenzuola bianche e profumate. Sull’unico tavolino presente nella stanza c’era una bacinella e uno specchio. Aveva adagiato il suo vestito di ricambio sulla sedia. Quando si era specchiata aveva quasi stentato a riconoscersi. Il suo sguardo malinconico aveva lasciato spazio ad uno più rilassato. Non riusciva a crederci. Era davvero bastato un giorno lontana da suo marito per respirare aria nuova? Aveva forse ritrovato se stessa? Non poteva saperlo era così tanto tempo che non si sentiva così libera di parlare e di esprimersi. E forse aveva parlato anche troppo. E il conte Romero ne aveva fatto le spese. Era rimasto allibito delle sue risposte a tono. Poveretto, lui non l’aveva mai conosciuta veramente. E forse neppure sua figlia. Era l’ora di tornare ad essere combattiva e decisa come un tempo.

 

 

 

Inserito da: samilla | 9 Novembre 2009

REGALO DI NATALE?????LIBRI IN SVENDITA!

gattonatale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La mia cara amica Cristina mi ha dato una bella idea. Infatti dopo che ho inserito il post per svendere i miei libri in quanto sono in ristampa altre copie me ne ha chiesto una per regalarla da un’amica…Allora se qualcuno vuole perchè non seguire il suo esempio? I miei libri sono a 3 euro l’uno, eccetto “La Giusta Felicità” che essendo in edizione Caravaggio viene 8 euro (13 euro sul loro sito). Così chi li leggerà potrà commentarli sul mio blog…

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Inserito da: samilla | 8 Novembre 2009

AMORE A SENSO UNICO (28° PUNTATA)

ARPA

 

 

Non potevano aspettare che scendesse la notte per scegliere la locanda dove alloggiare. In estate il sole tramontava troppo tardi. Avrebbe dovuto chiamare Ramón e lasciargli la libertà di decidere dove fermarsi.

“Scusate marchesa Ramos, potete spostarvi un attimo che vorrei bussare al vetro per ordinare al mio valletto e al cocchiere di trovare un albergo dove fermarci?”

“Prego. Fate pure con comodo”.

Le si era avvicinato e prima di appoggiare la mano sul finestrino si era sorretto al divanetto in velluto per non cadere da un lato. Non volendo aveva sfiorato la sua mano. Juana non si era ritratta anzi lo aveva guardato e gli aveva sorriso. Poteva sentire il suo inebriante profumo di lavanda. Si era quasi perduto in una visione passionale. In una frazione di secondo aveva immaginato di abbracciarla e di giacere con lei in un grande letto pieno di cuscini, magari con un camino acceso. Quella donna era la sua dannazione. Il suo pensiero fisso. Eppure lei non aveva mai fatto niente per esserlo, né aveva mai civettato come solitamente fanno le nobildonne sposate e insoddisfatte del proprio matrimonio.

“Ditemi signore!”

Ramón aveva aperto la carrozza e stava aspettando gli ordini del suo padrone.

“Volevo chiedervi se potete fermarvi alla prossima locanda. Non credo sia saggio attendere il tramonto del sole. Sono già molte ore che viaggiamo e forse è il momento giusto per mangiare qualcosa e riposarci. Riprenderemo il cammino domani mattina!”

“Certo Conte Romero, avverto subito il cocchiere”.

“Non avete avuto una cattiva idea. Ho veramente fame e credo che anche mia figlia e il giovane cavaliere saranno felici di mettere qualcosa sotto i denti. Non si vive di solo amore…”

Ernesto era basito. Divertito e smarrito. Non si aspettava una simile familiarità da parte della marchesa Ramos. Poteva anche notare che aveva cambiato atteggiamento era più rilassata e i suoi occhi brillavano più intensamente. Sicuramente non si era dimenticata del suo defunto Teodoro ma iniziava a voler vivere. Non sembrava passiva come era sempre stata in passato, anzi prendeva spesso l’iniziativa per iniziare una discussione.

“Se devo essere sincero anche il mio stomaco si sta lamentando. Avevo quasi timore che potevate sentirlo!”

Juana era scoppiata a ridere. Aveva appoggiato il ventaglio davanti la bocca.

“Anche il mio ha iniziato ad essere insofferente. Potevano fare un bel concerto!”

Sapeva essere anche comica quando si sentiva a suo agio. Ora era evidente che lo fosse. Non avrebbe mai osato dire cose del genere se non lo fosse stata. Dentro di se aveva tirato un sospiro di sollievo. La carrozza si era fermata e Alma e Xavier li avevano raggiunti subito.

Tutti erano scesi mentre il cocchiere e Ramón avevano provveduto a portare un piccolo bagaglio comune dentro la locanda.

“Vi avverto che spesso in questi alberghi di fortuna non ci sono persone molto raccomandabili. Ossia oltre che uomini che possono giocare d’azzardo ci potrebbero essere anche giovani ragazze che…ecco, non so come farvi capire…che”

“Che cercano di far divertire e rendere più comoda la permanenza degli ospiti maschili? Non preoccupatevi, non ho viaggiato molto ma conosco le debolezze dell’essere umano!”

Ancora una volta Juana l’aveva sorpreso. E si era accorta del suo imbarazzo. Si augurava solo che non pensasse che lui ne fosse un cliente abituale.

“Si…Ecco era quello che volevo dirvi. Non penserete mica che io abbia approfittato di tale servizio? Perché io non…”

Lei le aveva appoggiato un dito sulle labbra. Quel tocco gli aveva tolto il fiato e lo aveva immobilizzato come un pupazzo.

“Voi potreste avere di meglio? E’ questo che volete dirmi. Non preoccupatevi non ho assolutamente pensato niente di tutto ciò. Voi avete sempre frequentato nobildonne e non vi saranno mancate le opportunità”.

Ernesto non sapeva più cosa dire. Gli altri erano entrati dentro “El Gato Blanco”, quello era il nome della taverna scritto su un insegna in legno proprio sopra la porta.

“Si. Ma non ho mai considerato le donne merce da utilizzare a proprio piacimento…”

“Lo so! Voi avete un animo dolce e gentile. Vi si legge negli occhi. E poi non dovete rendere conto a me. In fin dei conti noi siamo solo conoscenti e niente più!”

Detto ciò si era avviata verso l’entrata. Lui era rimasto a guardarla. Come avrebbe voluto essere qualcos’altro per lei. Ci sarebbe mai riuscito?

 

 

 

Inserito da: samilla | 8 Novembre 2009

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Inserito da: samilla | 7 Novembre 2009

AMORE A SENSO UNICO (27° PUNTATA)

 

amazzone

 

 

 

 

Più proseguiva quella strada deserta più ripensava a quello che stava facendo. Avrebbe dovuto provare paura ed invece un senso di pace lo invadeva. Era come se avesse trovato il fine ultimo della sua vita. Era giovane ma non aveva dubbi su quello che desiderava per il suo futuro. E doveva riconoscere che era stato fortunato perché aveva già un lavoro che adorava e una donna che ricambiava il suo amore. Ma come aveva fatto suo zio a rinunciare a tanta felicità? La scusa di quei brutti ceffi che lo seguivano ovunque non reggeva. Sicuramente non aveva avuto coraggio. L’amore invece di renderlo imbattibile aveva distrutto la sua autostima.

“Credi che nella locanda dove ci fermeremo potrebbe esserci qualcuno che possa fare la spia a mio padre della tua presenza?”

Quella domanda l’aveva riportato alla realtà. Alma cavalcava al suo fianco da più di due ore ma non sembrava affatto stanca.

“Non mi sono posto il problema. In fin dei conti il marchese Ramos non mi ha mai visto. In passato ho sempre consegnato i cavalli a Carlos”.

“Eppure mamma dice che sei identico a Teodoro. Non a caso quando ti ha visto per poco non è svenuta!”

Xavier aveva rivissuto quell’incontro nella Grande Moschea. Anche Juana corrispondeva alla perfezione alla descrizione che gli aveva fatto suo zio , benché non l’avesse più vista per diciassette lunghi anni.

“Però ha perso i sensi quando ha saputo della sua morte. E’ stato straziante, mi sono sentito in colpa per essere stato il messaggero di tale infelice notizia”.

“Non dire così prima o poi lo doveva scoprire. Non ha condotto una vita felice ripensando a tuo zio. Questa notizia, per quanto sia dolorosa, è come se avesse chiuso un cerchio. Ora deve riprendere a vivere!”

Era così bella. I suoi lunghi capelli neri, sciolti, ondulavano al vento. Il sole illuminava la sua carnagione olivastra e i suoi occhi scuri avevano una luce magica. Rispecchiavano la felicità che stava provando la sua anima. Poteva solo sperare di renderla così felice per il resto dei suoi giorni. Aveva un animo nobile. Si preoccupava più di sua madre che di se stessa. Tutta la forza che aveva trovato per fuggire da suo padre forse dipendeva da questo. Dal fatto di voler rendere giustizia al sogno di Juana mai realizzato.

“Posso rivelarti una cosa?”

Alma si era voltata di scatto, quasi impaurita di dover sentire qualcosa di spiacevole. Aveva le guance arrossate dalla cavalcata e una piccola goccia di sudore che le scendeva dalla tempia destra. Entrambi avevano rallentato il passo per potersi parlare meglio.

“Dimmi!”

“Non preoccuparti non è niente di spiacevole, anzi! Mi sembra che il conte Romero abbia un certo interesse verso tua madre. Ecco…per dirla tutta credo che sia interessato a lei!”

Era imbarazzato nel dire una cosa del genere ma sapeva che Alma non lo avrebbe sgridato per essersi permesso un tale commento. In fatti lo stava osservando divertita.

“Allora non è solo una mia impressione!”

“Credo che prima di arrivare a destinazione ne vedremo delle belle!”

 

 

 

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