
Chambord, novembre 1695
“La vuoi smettere di muoverti su quella poltroncina? La carrozza non fa altro che dondolare se non ti fermi un attimo!”
Diane aveva atteso così tanto tempo quel momento che non stava più nella pelle. Sin da piccola sua madre le aveva decantato le meraviglie del castello di Chambord. Quando i suoi genitori, i marchesi Du Motier, le avevano annunciato che per il suo ventesimo compleanno come regalo la avrebbero inviata qualche mese in quella dimora aveva toccato il cielo con un dito. Suo cugino, il conte Blaise De Chanteloup, non era poi tanto entusiasta. Era un ragazzo molto chiuso e vergognoso. L’esatto opposto di lei che invece, quando era particolarmente eccitata, non smetteva mai di parlare. Fisicamente si assomigliavano come due gocce d’acqua. Entrambi avevano la pelle così chiara da sembrare porcellana, occhi verdi e capelli neri. I riccioli di Diane però erano così ribelli da non resistere in nessuna acconciatura.
“Ho aspettato così tanto questo momento. Credi che Luigi XIV sarà al castello? Potremmo conoscerlo? Magari pure mangiarci insieme?”
Blaise la guardava perplesso. Pensava che non avrebbe resistito più di una settimana in sua compagnia. A volte era davvero insopportabile.
“Se mi lasci il tempo di risponderti ti dico quello che so altrimenti continuo a rimanermene zitto per il resto del viaggio”.
Sua cugina aveva messo il broncio come una bambina e aveva abbassato gli occhi.
“Scusami ma sono emozionata”.
“Ma dai? Non me ne ero accorto. Il re è a Versailles ma so che dovrebbe venire a Chambord per una battuta di caccia…”
“Ah, che bello…Sono proprio curiosa di scambiarci qualche parola. Credi che verrà con la sua amante, la marchesa de Maintenon? Dicono che fosse la governante dei suoi figli illegittimi, avuti dalla precedente cortigiana Madame de Montespan, e che sia riuscita con la sua dolcezza a farsi sposare in gran segreto…”
“Basta! Diane smettila subito di fare tutti questi stupidi pettegolezzi!”
Blaise era notevolmente irritato. Si era spostato più volte sulla poltroncina della carrozza senza trovare pace. Quei discorsi femminili lo infastidivano e lo mettevano a disagio.
“Scusa non volevo farti arrabbiare. Non preoccuparti non appena arrivati a castello sarà mia cura comportarmi decorosamente e ci penserò due volte prima di aprire bocca”.
QUESTO E’ L’INCIPIT….COSA NE DITE????
Immagine di Jaelle (Irene la mia cara Grafica)