IL MIO NOME HA UNA STORIA, libro raccolta a cura dell’ass.OIPA FIRENZE

Libro “Il mio nome ha una storia” – 10,00 €

E’ finalmente acquistabile il primo libro OIPA Firenze, frutto della collaborazione con l’Associazione Cinofila “Compagni di Specie”, OIPA Italia e “La Citè” Caffè letterario.
Questo libro è nato con l’intento di regalare ai nostri compagni di vita un’impronta di “celebrità”, per ricordare quanto sia importante la loro presenza nella vita quotidiana, per raccontarsi e per raccontarli!
Un raccolta di 30 intense storie di vita insieme, vincitori del Primo Concorso Lettarario “Il mio nome ha una storia”.
“Un Nome, una storia” , questo libro vuol essere testimone palese di quanto ogni giorno si stia affermando il rispetto  verso gli animali e di quanto anche un nome possa avere un vero valore!

A tutti i protagonisti del libro, a quelli ancora con noi e a quelli che non ci sono più, vanno i nostri complimenti.

Il costo del libro è di € 10,00 + spese di spedizione di € 4,00  per un Totale di € 14,00

NELLA RACCOLTA ANCHE UN MIOACCONTO “IL MIO NOME E’ CINDY” PER LA MIA BEAGLE, REDUCE DALL’ALLEVAMENTO MORINI..ORMAI VECCHIETTA, MA FELICE! (SAMANTA)

Contatta la sezione:

Delegato:
Emiliano Ficalbi
Tel. 339-2368303
firenze@oipa.org

Sede:
Viale del Poggio Imperiale, 6
(entrata da via Cantagalli c/o Circolo Porta Romana)

LINK PER ACQUISTO: http://www.oipa.org/italia/catalogo/libri-ilmionome.html

CODE DI STAMPA, raccolta racconti a favore di SAVE THE DOGS

I DETTAGLI

Titolo: Code di Stampa

Data di uscita: 15 novembre 2011

Autori F.I.A.E.: Fabio Balboni, Amneris di Cesare, Fabio Galli, Paolo Ferrante Isabella Giomi, Marina Lenti, Gianfranco Maccaglia Fabio Musati, Cristiana Pivari, Livia Rocchi, Antonia Romagnoli, Stefano Santarsiere Stefania Squillante, Chiara Valentina Segré

llustrazione di copertina e illustrazioni interne: Fabio Balboni

Contenuti ludici a cura di: Amneris di Cesare, Fabio Galli, Isabella Giomi, Marina Lenti, Cristiana Pivari, Livia Rocchi, Antonia Romagnoli, Stefania Squillante, Chiara Valentina Segré

Casa Editrice: La Gru

ISBN:  978-88-97092-13-1

Pagine: 150 circa

Prezzo: 1o euro

PER PRENOTARLO ENTRO IL 30 SETTEMBRE 2011  E VEDERE IL PROPRIO NOME STAMPATO IN FONDO AL LIBRO ANDARE A QUESTO LINK:

http://www.edizionilagru.com/code_di_stampa.html

UN RAID DRITTO AL CUORE, mio nuovo romanzo, edito da Sangel

Si può rischiare la propria vita per salvare animali da laboratorio, o destinati al macello? Elettra se lo è chiesto molte volte durante la sua vita, senza mai avere dubbi sulla risposta: decisamente affermativa!
Quando scopre che Duccio, il suo fidanzato, è un attivista impegnato in questa lotta impari, non ci pensa neppure un attimo a seguirlo. Vedrà la dura realtà e dovrà combattere con se stessa per non svenire ogni volta che guarda quegli occhi indifesi, maltrattati, sfiniti da inutili esperimenti.
Un romanzo che si presenta come una favola rispetto a quello che accade a nostra insaputa ogni giorno sulla pelle di questi poveri animali destinati a morire nelle più atroci sofferenze.
Un assaggio per indurre alla curiosità il lettore…

CON L’ACQUISTO DI QUESTO ROMANZO DONERETE 50 CENTESIMI ALLA SCUDERIA UNICORNO:

http://www.scuderiaunicorno.org/

PER ACQUISTARLO:

http://eshop.sangeledizioni.com/pages/detail_pro.php?idp=79

SEGNALAZIONI SU BLOG:

Samanta Catastini parla di sè…

Sono traduttrice freelance (spagnolo, francese, portoghese e inglese) e scrittrice per riviste femminili a tiratura nazionale. La mia vera anima però è quella animalista, estremamente dedita alla cura e alla possibile salvezza di qualsiasi animale. Ho sette gatti, un coniglio, due cavalli, un cane, un acquario, una colonia di felini da accudire e circa una decina di altri gatti randagi che ogni notte vengono alla mia porta per sfamarsi. Non sopporto i sopprusi e lo sfruttamento degli animali, esseri indifesi e superiori a noi uomini per la loro purezza d’animo. Combatto nel mio piccolo l’orrida inutilità della vivisezione… Sono volontaria della Scuderia Unicorno, dove cerchiamo di dare una seconda vita a cavalli che spesso non hanno assaporato neppure la prima…
Entusiasta di promuovere questo interessante e significativo libro di SamantaCatastini,
volontaria,traduttrice e scrittrice freelance.
Samanta è una fantastica toscana amante deglia nimali che vive nelle nostre bellisime campagne assieme
ai suoi 2 cavalli, 7 gatti , un cane, un acquario e un meraviglioso coniglietto!
Oltre ad accudire una colonia di felini ogni benedetto giorno dell’anno…
IL BLOG DEL LIBRO DOVE TROVERETE AGGIORNAMENTI SULLA LIBERAZIONE ANIMALE, ASSOCIAZIONI CHE SALVANO ANIMALI DI OGNI SPECIE,  I FILM SULL’ARGOMENTO, I LIBRI E I PERSONAGGI PIU’ FAMOSI CHE SI BATTONO PER QUESTO…:

recensione e intervista a Deborah Gambetta, autrice di E’ TUTTO A POSTO ed. Verdenero

È tutto a posto

È tutto a posto

  • Autore: Deborah Gambetta
  • €: 14,00
  • pagine: 224
  • ISBN: 978-88-96238-70-7
  • Anno: 2011

Quanto siamo disposti a combattere per le cose in cui crediamo? Si può morire per la causa animalista? E cosa significa, davvero, “amare gli animali”? Stefano Marri è un uomo ordinario. Ha una moglie, un figlio e una barca, la sua è un’esistenza tranquilla e borghese. È un veterinario ed è in galera per aver ucciso un uomo. Perché? Cos’è accaduto di così radicale nella sua vita da fargli commettere un omicidio? Una sera Stefano riceve una telefonata dalla madre di un suo vecchio compagno di università di cui da vent’anni ha perso le tracce. Vittorio è deceduto sei mesi prima e ha lasciato una lettera per lui: il racconto di una storia straziante, di un uomo che ha scelto un mondo alieno, quello di chi davvero combatte per i diritti degli animali. Questa rivelazione costringerà Stefano a una discesa negli inferi e a fare i conti con se stesso. Tra veterinari corrotti prestati al traffico di cuccioli, l’orrore della vivisezione e attivisti dell’Animal Liberation Front, un romanzo di un amore estremo, quello nei confronti degli animali.

Postfazione di Gianluca Felicetti, presidente LAV

Per informazioni sulle iniziative della Lega Anti Vivisezione visita il sito www.lav.it

Deborah Gambetta, nata a Torino nel 1970, vive a Massa Lombarda, provincia di Ravenna. Ha esordito nel 1998 con Viaggio di maturità (EL), cui è seguito nel 2003 La colpa (Rizzoli). Ha partecipato a due antologie di racconti: Patrie Impure (Rizzoli, 2004) e Ragazze che dovresti conoscere (Einaudi, 2004). Nel 2005 ha pubblicato il romanzo Il silenzio che viene alla fine (Einaudi).

per acquisto:

http://www.verdenero.it/index.php?option=com_k2&view=item&id=164:tutto-a-posto

oppure su qualsiasi libreria online….

RECENSIONE:
Un romanzo che graffia l’anima, punge il cuore e costringe la mente a riflettere. Parole che scavano nel nostro essere e ci costringono a scegliere da che parte stare, pur sapendo che nell’illegalità, spesso può risiedere la giustizia. Vittorio e Stefano, due amici così diversi ma uniti pur nella lontananza. Gli anni dell’amicizia vissuta all’Università accompagnano la loro lunga separazione senza mai riunirli di nuovo, eppure l’uno cambierà l’altro solo narrandogli la propria vita con una lettera. Una confessione postuma, consegnata dalla madre sei mesi dopo il suo decesso. Una morte accettata con muta rassegnazione, felice conclusione di un esistenza votata a dare libertà a chi di libertà non ne ha mai avuta. “Morire per quello in cui crediamo forse a volte è davvero stupido, davvero folle, ma vivere sulla morte e lo strazio degli altri, sia anche un insensato grumo di pelo, è una bestemmia.” Quell’esempio “diverso” spinge Stefano a un dovuto esame di coscienza, feroce, difficile da digerire eppure essenziale per decidere il proprio futuro. I taccuini di Vittorio, nella sua grafia precisa riportano numeri e modelli di sperimentazioni atroci su qualsiasi tipo di animale, recluso, maltrattato e costretto alla morte dopo atroci sofferenze. Lui ha avuto il coraggio di vedere in faccia la sofferenza, quella atroce delle multinazionali, infiltrandosi e fingendosi uno di loro. Un coraggio estremo per poi combattere quell’orrore che non lo abbandonerà mai e per il quale dedicherà la breve vita. “Perché una volta che hai guardato l’orrore, l’orrore rimane dentro per sempre e non basta mai una vita per mandarlo via”. Bello, toccante il viaggio di Stefano nel suo inconscio, la scoperta improvvisa di una forza a lui sconosciuta e il ritorno alla vita. Un romanzo adatto a chi sente il dolore degli animali quanto il proprio come per coloro che non si sono mai posti il problema perchè ignari di tutte queste atrocità inutili. Stile impeccabile, perfetto, scorrevole, essenziale senza una parola di troppo nè di meno. Due appendici finali che sono un vero vademecum scientifico atto a dimostrare come la maggior parte dei componenti nocivi negli animali (che ne provocano anche la morte) sono comunque in commercio! Breve, ma chiara la postfazione di Gianluca Felicetti, presidente della Lav. PER ME UNO DEI MIGLIORI ROMANZI MAI LETTI FINO AD ORA!

CON GRANDE ONORE VI PROPONGO L’INTERVISTA CHE GENTILMENTE DEBORAH GAMBETTA MI HA CONCESSO:

1) Ciao Deborah e grazie per aver accettato di rispondere alle mie domande. Il tuo libro mi ha colpita al cuore lasciando un segno indelebile e rafforzando le mie certezze. La prima domanda che ti pongo è anche la più scontata, ma esenziale per conoscere meglio questo capolavoro ossia: come hai deciso o cosa ti ha spinto a scrivere un romanzo sulla difficile questione della vivisezione?

Il primo dei motivi è perchè è un argomento che mi ha sempre lasciata sgomenta, il secondo è perchè, tranne che nei canali privilegiati (i siti animalisti), della vivisezione non se ne parla. Come dico nella postfazione del mio libro: “la vivisezione non è illegale, quindi perchè parlarne?” Eppure è uno dei crimini più atroci.
2) Vittorio e Stefano, due amici che seguono strade diverse, senza dimenticarsi l’uno dell’altro, ma senza fare niente per rivedersi di nuovo. Due vite opposte, dove il più estremista; Vittorio, trascinerà l’altro sulla retta via. L’amicizia di un tempo si mischia con il dolore di chi non può parlare. Quanto hai impiegato nella composizione del libro e quanto è stato difficile trovare documenti relativi all’A.L.F (fronte di liberazione animale)?

L’ALF è semplicemente una sigla, che ha una sua storia e una diffusione, ma non è un gruppo o un’associazione. Come dicono gli attivisti che liberano animali ‘ognuno di noi può essere l’ALF’. In internet ci sono siti di supporto che ne tracciano la storia, la filosofia di base e che raccolgono dati e testimonianze video. Quindi, non è affatto difficile cercare informazioni.
3) Durante il romanzo ci regali dei dati impressionanti su quanto siano inutili questi esperimenti e come ciò che è dannoso sull’animale viene comunque poi messo in commercio. Estremamente chiare e precise le due appedici finali. Perchè accade tutto questo?

Perchè la realtà degli esperimenti? Perchè la vivisezione è un mercato. Dove all’apice ci sono le multinazionali (e non solo farmaceutiche), il prestigio (o l’inerzia) dei ricercatori, delle università, il mercato dei fornitori, quello delle riviste scientifiche e così via. Nel libro, di questo meccanismo ne parlo, e le fonti, comunque, per chi fosse interessato, sono riportate in appendice.
4) ” A partire da quella notte e per tutto il resto della mia vita io ho fatto solo questo: ho liberato bestie”. una frase breve, ma chiara è quella che Vittorio lascia a Stefano nella sua lettera. Un frase che molti possono reputare una pazzia, tu cosa pensi dei tanti attivisti che ogni giorno rischiano la loro vita per dare un futuro agli animali?

Io li ammiro, a costo di risultare politicamente scorretta. Credo che le due frange – se vogliamo così chiamarle – dell’animalismo, cioè quella delle associazioni che agiscono legalmente e alla luce del sole e quella di coloro che invece entrano di notte nei laboratori, allevamenti, stabulari e liberano animali siano due facce della stessa medaglia e che non si escludano a vicenda. Uno dei motti che più spesso ho incontrato mentre visitavo on line riviste antispeciste è: la libertà prima di tutto. E la libertà per gli animali destinati a una vita in gabbia tra sofferenze e violenze per me ha valore sopra ogni cosa.
5) A quale dei due personaggi sei più legata?

A entrambi, sinceramente. Sono legata a Vittorio per il suo estremismo, per quel suo crederci fino in fondo, e a Stefano perchè  fa uno dei mestieri più belli del mondo. Uno dei miei migliori amici è un veterinario e so come è lui, cos’è a muoverlo, e la passione che ci mette in questo mestiere.
6) Quanto ti ha cambiata questo romanzo? Oppure il cambiamento era già in corso ed è maturato?

Questo romanzo mi ha permesso di concentrarmi per mesi sull’argomento del maltrattamento animali in modo sistematico. Quando sei lì che cerchi informazioni, guardi video, raccogli dati, inevitabilemente ti succede di ‘sconfinare’. Sono tre gli argomenti che tratto in questo libro: la vivisezione, il traffico di cuccioli e, tangenzialmente, il fenomeno dei canili lager. Da qui, però, a riguardarmi video sugli allevamenti degli animali da pelliccia, ad esempio, o sugli allevamenti intensivi, il trasporto degli animali da macello, e i macelli è stato un attimo. Il mio sguardo si è fatto più profondo, consapevole. Inoltre, dopo che per una vita, ciclicamente, provavo a diventare vegetariana riuscendo a resistere per pochi mesi, ora è più di un anno che vegetariana lo sono.
7) A chi consigli il tuo libro?

Consiglio questo libro ‘a chi sa’ o a chi vuol sapere. Perchè poi lo faccia leggere ‘a chi non sa’.
8) Domanda di rito ad una scrittrice di successo come te, su cosa lavorerai prossimamente?

Successo è una parola grossa… Comunque, sto rimettendo le mani su un romanzo che sono cinque anni che provo a far funzionare. A tirargli fuori ‘il senso’.
Grazie per averci dedicato il tuo tempo e grazie per aver scritto un libro tanto commovente quanto vero!

Ma grazie a te!

“IL MAIALE CHE CANTAVA ALLA LUNA” di J.Masson

Il maiale che cantava alla luna (di Jeffrey Moussaieff Masson)

Copertina Il libro di Jeffrey Moussaieff Masson, “Il maiale che cantava alla luna – La vita emotiva degli animali da fattoria” (Ed. Il Saggiatore), e’ un libro toccante, ma rigorosamente scientifico e logico: d’altra parte e’ proprio sulla logica, e sul senso di giustizia che ciascuno di noi dovrebbe avere dentro, che si fonda la considerazione che tutti gli animali sono uguali, senzienti, e che non c’e’ alcuna giustificazione a tenerli prigionieri e ucciderli per i piaceri del nostro palato.

Il libro esamina approfonditamente i comportamenti, la “storia”, le abitudini delle varie specie animali che vengono normalmente allevate al fine di essere macellate (o di produrre latte e uova, e poi essere comunque macellate). E fa capire, ai tanti che ancora non l’hanno capito, come ciascuno di questi animali sia un essere sensibile, intelligente, la cui specie ha maturato nel corso dell’evoluzione comportamenti e modi di gestire la propria “societa’”.

La posizione del libro, come l’autore stesso sostiene, e’ “radicale”, nel senso che egli non ammette giustificazioni di sorta all’uccisione degli animali, giustificazioni che tanti cercano, pronti ad arrampicarsi sugli specchi e a sostenere tesi assolutamente illogiche e ben poco oneste, pur di potersi mangiare un panino al prosciutto “con la coscienza a posto”.

L’autore afferma infatti nell’introduzione:

E’ sbagliato che un animale da fattoria viva bene, che la sua esistenza si concluda con una morte indolore e che venga poi usato per nutrire degli esseri umani? Molte persone risponderebbero che non lo e’. Io invece ritengo che valga la pena di chiedersi, per prima cosa, con che criterio si stabilisce che cosa significhi vivere bene per un animale da fattoria. Naturalmente abbiamo tutti una certa idea di che cosa potrebbe significare. Tuttavia, a parte i difensori dell’industria, pochi sarebbero pronti a sostenere che una comune mucca da latte conduca una vita felice. Pensiamo a una mucca a cui sono sotratti i vitelli alla nascita, e che poi viene munta intensivamente per alcuni anni. E’ mantenuta costantemente gravida per garantire una produzione continua di latte, ma non le viene permesso di tenere il suo vitellino. Alla fine, invecchiata prima del tempo, quando la sua utilita’ e’ in declino, viene uccisa, ben prima di aver raggiunto il termine naturale della sua esistenza. Si puo’ dire che questa mucca ha condotto una vita felice?”.

L’esempio della mucca e’ particolarmente toccante, perche’ va a colpire un aspetto primario del mondo emotivo degli animali: l’amore, l’attaccamento di un animale, di qualsiasi specie sia, per il suo cucciolo.

Aggiunge infatti l’autore:

Se credete che una mucca non ripensi mai al proprio vitello, chiedete a qualsiasi allevatore per quanto tempo un vitellino appena nato e sua madre si chiamano a vicenda. Un allevatore mi ha detto che finche’ possono vedersi gridano fino a perdere la voce, senza sosta.

Altra riflessione importante e’ quella sull’animale considerato come “merce” e sul fatto che far “vivere bene” gli animali sia solo una scusa che accampa chi antepone le sue papille gustative all’etica e al senso di giustizia.

Egli scrive infatti:

Sono convinto che sia sbagliato allevare animali per mangiarli. Credo che non interessi a nessuno far “vivere bene” un animale se l’obiettivo finale e’ farlo finire in tavola come pietanza. E’ troppo facile barare, e’ troppo invitante fingere di ignorare che cosa determini il benessere di ciascun animale.

Altre riflessioni, che troviamo sempre nell’introduzione, riguardano il rispetto verso la sofferenza di esseri senzienti che quasi tutti si ostinano a non riconoscere che sono proprio “come noi” sotto questo aspetto, e anzi, non riconoscono nemmeno che siano come il cane o il gatto che hanno in casa. A tanto puo’ arrivare l’illogicita’ e la cecita’ di chi non vuole guardare la realta’ dei fatti ma vuole solo continuare imperterrito con le proprie abitudini e fare “come fanno tutti”.

Scrive l’autore:

Ho constatato che, a tavola, quando dico che sto scrivendo un libro sulla vita emotiva degli animali d’allevamento, i miei commensali mi guardano con un sorriso strano, come se avessi detto qualcosa di ridicolo. […] La questione non e’ “che cosa”, ma “chi” state mangiando. Una sofferenza su cosi’ vasta scala puo’ essere forse considerata un argomento ridicolo? […] Perche’ in genere si considera ridicolo sottolineare che ognuno di questi animali uccisi ha avuto una madre, presumibilmente dei fratelli e, di certo, alcuni sono stati compianti da un genitore, oppure un amico che ne ha sentito la mancanza? Anche se erano stati allevati per essere uccisi, questo non ha modificato la loro capacita’ emotiva. Avevano ricordi, soffrivano e provavano dolore. Non ha alcun senso fare una graduatoria comparata della sofferenza dando molto peso all'”essere umano” e poco agli animali. Preoccuparsi di un tipo di sofferenza non significa che non si debba avere alcun interesse per le altre, o che una sia piu’ significativa e terribile di un’altra.

Jeffrey MassonNella foto Jeffrey Masson
Un altro punto interessante e’ quello in cui si fa l’immancabile e dovuto confronto della prigionia degli animali con la schiavitu’ umana. Interessante il confronto con le parole di Aristotele, che considerava la schiavitu’ umana una cosa normale e opportuna, e con lui molti suoi contemporanei, cosi’ come oggi molti – quasi tutti – considerano normale e opportuna la schiavitu’ degli animali.
Fa notare l’autore:

L’analogia tra schiavitu’ e addomesticamento animale non e’ una novita’. Risale come buona parte del pensiero occidentale, ad Aristotele, che nella “Politica” scrisse:
“[…] gli animali domestici sono per natura migliori dei selvatici e a questi tutti e’ giovevole essere soggetti all’uomo, perche’ in tal modo hanno la loro sicurezza. […] ed e’ necessario che tra tutti gli uomini sia proprio in questo modo […] costoro sono per natura schiavi, e il meglio per essi e’ star soggetti a questa forma di autorita’, proprio come nei casi citati.”

L’autore risponde poi anche alla domanda ricorrente “ma se noi non li allevassimo per mangiarli, questi animali non esisterebbero” che sembra, per motivi misteriosi, essere per molti una giustificazione al massacro:

E’ opinione comune che gli animali da fattoria non esisterebbero neppure, se noi non li allevassimo: quindi per loro e’ meglio condurre una vita da reclusi piuttosto che non vivere affatto. Spesso si afferma che animali come mucche, maiali, pecore, capre, polli, anatre e oche traggono vantaggio dal semplice fatto che gli e’ permesso di esistere. Roger Scruton, filosofo britannico e appassionato di caccia alla volpe, fa, per esempio, una curiosa constatazione: “Gli animali giovani vengono macellati senza alcun rimorso fin dalle origini della storia”, come se la schiavitu’, il razzismo e i maltrattamenti sulle donne non risalissero anch’essi alle origini della storia. Da quando il protrarsi nel tempo di una pratica le conferisce dignita’ morale?

“Gran parte degli animali che pascolano nei nostri campi” prosegue Scruton “sono li’ perche’ noi li mangiamo”. Potrebbero essere li’ comunque, a pascolare nei campi di un rifugio, se non li mangiassimo; soltanto, sarebbero molti meno. Da un punto di vista filosofico, non puo’ essere valido affermare che qualcuno o qualcosa deve la propria esistenza alla nostra brama di sfruttamento, come se questo ci conferisse uno speciale diritto morale.

Infine, sulla questione della nostra grande generosita’ umana che consente di far nascere cosi’ tanti animali che altrimenti non nascerebbero affatto, l’autore scrive: Quando pensiamo agli animali da fattoria, e’ importante ricordare che lo scopo della loro esistenza e’ quasi interamente determinato dalla loro morte o dallo sfruttamento. Esistono per morire o per essere usati. Li alleviamo per ucciderli o per trarne vantaggio, non per dargli la possibilita’ di condurre la vita felice cui sarebbero destinati. Nessuna chiacchiera filosofica puo’ fraci superare questo scoglio inamovibile: possiamo chiamarla slealta’ umana?

Per concludere: un libro assolutamente consigliato, perche’ l’autore e’ davvero “dalla nostra parte” – cioe’ da quella degli animali – senza se e senza ma. Senza dubbi. Un libro consigliato a chi e’ ancora convinto che gli animali non sono tutti uguali (o che alcuni “sono piu’ uguali di altri”…), per mettersi alla prova – se siete sicuri della vostra posizione, se siete convinti che le cose stiano come dite voi, leggetelo, mettetevi alla prova! E un libro consigliato anche a tutti noi che sappiamo che gli animali sono tutti uguali, perche’ ricco di informazioni, dati e fonti utilissime nel nostro attivismo di tutti i giorni.

fonte http://www.peacelink.it/animali/a/20088.html

A TEMPO DEBITO LA MIA RECENSIONE….

IL PRIMO SEGNO di Astor Amanti, ed. Cosmopolis

Prima edizione:
ott 06
Formato: 13×19 cm
Pagine: 112
Rilegatura: brossura
Prezzo: € 10,00
ISBN: 88-87947-29-5
ISBN: 978-88-87947-29-8 Il primo segno
Astor Amanti

Il Primo Segno è il seguito “virtuale” di A.L.F. ma ne sarete fortemente coinvolti anche senza aver letto Acid Lethal Fast. È il racconto di come il dolore possa trasformarsi in pazzia. Di come l’amore possa diventare violenza e vendetta.
Cosa succede se una locomotiva inarrestabile incontra un muro indistruttibile?
Cosa succede se, per fermare un torturatore, l’unico modo è torturare un innocente?
Troverete le risposte in questa indagine per rapimento e omicidio.
Libro assolutamente consigliato ad un pubblico adulto perché:

  • Il killer è spietato e incredibilmente organizzato
  • “terminare” un vivisettore con una sparachiodi è “cosa normale”
  • per scegliere tra la pazzia e la morte restano solo trenta secondi e tutto questo è soltanto… Il Primo Segno.

RECENSIONE
Un romanzo breve ma intenso. Scrittura asciutta e d’effetto, in puro stile americano. Un giallo da svelare e difficile da risolvere fino alle ultime righe. Un personaggio ormai familiare sin dal primo romanzo (Acid Lethal Fast) la dolce e forte Tsifone che guida con tenacia un gruppo di animalisti. Un professore ucciso con una sparachiodi, la stessa che usa per ferire i piccoli di scimmia quando si avvicinano alla mamma. Esperimenti? Atroci verità nascoste dietro camici bianchi e inamidati eppure più sporchi di sangue di qualiasi criminale sulla faccia della terra. “Mani belle, sicure, pulite. Mani che esprimevano successo e sicurezza. Non erano le mani sporche e callose dei carcerieri dell’America Latina che pestavano e trascinavano i desaparecidos; non erano le mani coperte d’oro della Santa Inquisizione che torturavano e bruciavano i frati Dolciniani e la purezza dei Catari. Erano mani curate di uomini istruiti quelle che li trascinavano fuori dalle celle. Inutile resistere, la sproporzione delle forze in gioco era troppa per poter pensare a una ribellione o una fuga“. Molte sono le frasi che vorrei riportare ma non renderebbero l’effetto dell’intero breve romanzo. Ringrazio questo autore per avermi aperto gli occhi una seconda volta e aver di nuovo spianato la strada verso la difficle battaglia per i diritti animali. LO CONSIGLIO A CHIUNQUE. LO SCRITTORE E’ ECCELSO NELLO STILE E QUANDO CHIUDERETE QUESTO LIBRO NIENTE SARA’ PIU’ COME PRIMA!

Dalla nota finale dell’autore:

“Purtroppo, quando si parla di vivisezione, la realtà è peggiore della fantasia dell’autore”.

PER ACQUISTARLO:

EDIZIONI COSMOPOLIS/ASTORAMANTI

OPPURE QUALSIASI LIBRERIA ONLINE, COME IBS, HOEPLI….


il 31 marzo esce in libreria “Oogy” per LeggereEditore

UN ROMANZO DI LARRY LEVIN CHE RACCONTA LA SUA ADOZIONE DEL CUORE PER UN CANE MALTRATTATO A CAUSA DEI COMBATTIMENTI CLANDESTINI:

dal blog di LeggereEditore (eventi.php?id=126)

Una grande storia familiare, d’amore e di umanità, per gli amanti degli animali e per coloro che continuano a credere nei miracoli della vita e nei legami che ci accompagnano giorno dopo giorno, sempre e nonostante tutto. Nel 2002, la famiglia Levin incontrò Oogy, il cane più strano e sghembo mai visto: gli mancava un orecchio e aveva metà muso ricoperto da cicatrici. Il cucciolo era stato usato durante un combattimento clandestino, poi era rimasto per giorni dentro una gabbia, finché la polizia non l’aveva salvato da una morte quasi certa. Un solo sguardo convinse Larry e i suoi figli a adottarlo… Ha inizio così un’avventura che cambierà la loro vita, un’esperienza che racconta la forza della speranza, dell’amore e del coraggio. Da allora Oogy fa parte della famiglia Levin, con tutta la sua vivacità spesso ingombrante e con il potere di affascinare chiunque gli si avvicini, nonostante le sue cicatrici e un aspetto all’apparenza temibile.

PER LEGGERE L’ESTRATTO DEL PRIMO CAPITOLO:

Oogy