UNA VITA ORMAI LONTANA (II ed ultima parte)

“E voi, cosa ci fate qua?”

“Immaginavo che prima o poi avreste sentito il bisogno di rivedere il vostro castello. E’ naturale, non si può dimenticare il proprio passato”.

Sorrido e abbasso lo sguardo sulle mie scarpette di raso, consunte dal tempo. Ho freddo e cerco di stringermi nella mantella di lana che ha più buchi di una forma di formaggio. Alfred si toglie la propria giacca e me l’adagia sulle spalle. Arrossisco.

“Non sono riuscita a trovare niente. Neppure un vecchio ritratto o anche una sola pagina di libro… Avete ragione voi, non dovevo venire. Ora mi sento ancora più sola!”

Sospira e si avvicina alla finestra. Fuori ha ripreso a nevicare e il gelo penetra nei muri fatiscenti.

“Non posso dimenticare quel pomeriggio. Da allora spesso sogno le grida disperate dei vostri genitori, l’inutile fuga di molti servitori che hanno comunque trovato una morte feroce. Come avete fatto a salvarvi?”

Non si volta, così lascio scorrere lacrime silenziose sul mio viso.

“Mio padre, appena ha sentito i rivoltosi che distruggevano i vetri del piano inferiore, mi ha detto di prendere una mantella, indossarla e raggiungere l’uscita posteriore, quella della servitù. «Salvati, salvati, finché sei in tempo. Dimenticati di essere una nobile per il resto dei tuoi giorni!». L’ho abbracciato, rifiutandomi di lasciarlo solo, ma lui continuava a spingermi verso la porta della biblioteca. Non dimenticherò mai i passi nel corridoio di quella orda di assassini mentre raggiungevo il piano inferiore dalle scale di servizio. E’ il mio incubo ricorrente…”

Sento la sua mano che si posa sulle mie spalle. Era un’eternità che non parlavo con qualcuno di mia conoscenza. Per sopravvivere acquisto frutta verdura e un po’ di pane da un povero contadino, poi trascorro la mia vita in solitudine.

“Non ho mai appoggiato questa Rivoluzione, né mai lo farò! Il sangue versato è troppo rispetto all’illusione di libertà ottenuta. Quanto mai durerà?”

“ E voi come siete fuggito? Come siete sopravvissuto senza appoggiare le idee rivoluzionarie?”

“Ho cercato di salvare vostro padre, ma lui mi ha detto di seguirvi e di vegliare su di voi. L’ho fatto in silenzio. Sono cinque anni che lavoro in un’osteria e che raccomando ad Antoine le verdure e la frutta migliore da consegnarvi. Ora è arrivato il momento di aiutarvi veramente. Avete visitato il vostro castello e credo siate pronta per partire e iniziare una nuova vita da donna libera. Volete seguirmi in Sudamerica? Ho ottenuto un imbarco come cuoco e quando saremo là non mi sarà difficile trovare un lavoro, la cucina francese è molto richiesta….naturalmente voi sarete libera di scegliere il vostro futuro!”

Sta scendendo la sera, Alfred accende una candela e la adagia al suolo. Lo guardo muoversi con disinvoltura e sicurezza in un luogo dove la desolazione regna sovrana. Ricordo quando presentava i suoi piatti elaborati sulla nostra tavola e cercava di evitare il mio sguardo. Io, invece, ero attratta dal suo fisico possente, dalle larghe spalle muscolose e i meravigliosi occhi marroni, così grandi da perdermi dentro. Non potevo permettermi di innamorarmi di un uomo del popolo, mia madre non me lo avrebbe perdonato. Ero già destinata ad un conte più vecchio di me. Eppure ho continuato ad osservarlo in silenzio, senza mai rivelare a nessuno l’affetto che provavo nei suoi confronti e che aumentava di giorno in giorno. Lo credevo morto, ucciso barbaramente come tutte le persone a me care.

“Non voglio arrecarvi danno. Potrebbero riconoscermi e anche voi rischiereste la vostra testa… Troppo pericoloso!”

Mi obbliga a voltarmi e mi stringe le mani nelle sue. La luce tremula della candela mette in risalto i suoi lineamenti decisi.

“Quando saremo imbarcati non ci sarà nessun ulteriore controllo. Lo so che non posso permettervi una vita agiata, ma vi assicuro la libertà e di questi tempi è un bene prezioso”.

Sorrido e arrossisco.

“Vi avrei seguito anche quando ero una contessa. Ora siete voi ad essere un buon partito per una donna che non ha più niente da offrire, se non il suo cuore”.

“Questo nNtale non sarà facile da dimenticare. Seguitemi, che andiamo a cercare un abito pulito e una bella zuppa di verdure per riscaldarvi”.

Mi volto un’ultima volta verso la biblioteca e mi sembra di vedere mio padre, seduto sulla sua solita poltrona di velluto rosso, sorride, mi saluta con una mano, mentre con l’altra si asciuga una lacrima.

Tanto, troppo sangue è stato versato durante la Rivoluzione Francese e non solo quello dei nobili. Era sufficiente non appoggiare le idee dei rivoltosi per essere processati e ghigliottinati. 18.000 è il numero ufficiale dei condannati a morte, ma destinato ad aumentare.

http://les.guillotines.free.fr/

Questo è un sito in cui si possono leggere molti nomi e accorgersi che la maggior parte di loro erano persone comuni, negozianti, camerieri, parrucchieri, sarte… Se poi si pensa che pochi anni dopo Napoleone si incoronerà Imperatore della Francia e elargirà nuovi titoli nobiliari; tutto questo fa molta rabbia…

Samanta

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5 thoughts on “UNA VITA ORMAI LONTANA (II ed ultima parte)

  1. 18.000 persone condannate nell’arco di 5 anni circa sono un numero davvero eccessivo e non giustificabile, anche perché è ovvio che a questo punto non si poteva trattare solo di nobili, ma purtroppo anche di persone accusate per una ragione o per l’altra di non appoggiare le nuove idee rivoluzionarie…
    Un vero massacro, insomma, che stride con gli ideali stessi di giustizia ed uguaglianza che la rivoluzione del 1789 si proponeva di promuovere, ma purtroppo tra la teoria e la pratica spesso c’è un abisso.

  2. E’ un racconto di Natale davvero originale, Samy. Punta il dito sui massacri che la Rivoluzione Francese ha causato, tra nobili e gente comune, ma questo (si sa) è il destino di ogni Rivoluzione. Il racconto è ben strutturato e rispecchia senz’altro, nel finale, la tua personalità romantica: il ritrovarsi di un uomo e una donna, di differente ceto sociale ma unite da un particolare sentimento…

  3. Beh, degna conclusione che io approvo completamente. L’idea di fuggire in America Latina è ciò che ho sostenuto anch’io nel mio ultimo romanzo. Brava Sammy!!! Non deludi mai!

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