TERRA ALL’ORIZZONTE!

15 luglio 1779

Terra. All’orizzonte scorgo la terra, dopo questo lungo e periglioso viaggio sulle onde del dolore. Terra. La vedo e lei mi guarda senza occhi, con il cuore nero della guerra a scandire il mio tempo, a scavare l’animo trovandovi la paura, il timore, il sapore amaro di una morte che potrei trovare, che forse cercherò. Terra. E penso a voi, senza più nulla saper del vostro vivere, del vostro mondo, del vostro amore che ora, distante e solitario, sento e capisco. Terra straniera mi attende, rischiosa missione mi scuote e mi fa tremare, l’indifferenza davanti a tutto ciò mi fa sentir meschino. Vado avanti senza cessa in questo cammino che è il solcar di acque eterne, ma nulla mi importa in fondo del mondo e dei suoi mutamenti. Vorrei voi accanto e allora quella terra mi apparirebbe promessa e libera, vasta a tal punto da poter trovare nascondiglio sicuro per noi due, da pensar di rinunciare a fregi e nomi pur di assaporare la felicità che mai mi verrà concessa. Qualcuno ha bussato alla mia porta, il mio comandante, altero e fiero, così convinto delle proprie azioni da indurre in me l’invidia cocente. Vorrei avere addosso il suo stesso entusiasmo, vorrei credere in qualcosa, vorrei sguainar la spada con la forza della decisione. Invece son qui, come foglia trasportata dal vento, come onda ripetitiva sullo scoglio, come sole che nasce e poi muore senza potersi fermare, con la mente nel magnifico giardino ove voi esistete, con l’anima ancora ai margini di un baratro, dove non voglio cadere pur consapevole che così potrei dimenticarvi. Guardo il cielo in questo istante, è azzurro e ricorda i vostri occhi; guardo la spuma del mare adesso, è bianca come l’abito vostro più bello; odoro la brezza marina ora e non odo il frusciar delle fronde del vostro eremo segreto. E rammento, ossessionato e nostalgico, il nostro ultimo, fugace, disperato incontro. Vorrei che questo fosse il mio ultimo pianto d’inchiostro, che di me voi non sapeste più nulla, potendo così vivere di speranza, quella che io non percepisco più in me. Pensavo che tutto sarebbe cambiato con la mia partenza quasi forzata, ma non si può fuggir da se stessi perché partendo l’unico bagaglio obbligato è il proprio essere.

Fersen

(lettera immaginata dalla scrittrice BARBARA RISOLI)

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