Partenza imminente…(Lettera di Fersen)

 

 

7 maggio 1779

 

Eppure ve lo dissi tempo addietro e voi segretamente addolorata avete colmato l’aria vuota con il vostro canto, rammentando colei che più di tutte soffrì per amore e per amore scelse la morte. Rammento bene le note soavi del clavicembalo da voi reso strumento del Paradiso e poi la vostra voce lieve e tremante e infine la sincera ammirazione di chi vi stava accanto, mentre nel petto mi si gonfiava il cuore di tenerezza e rimpianto.

La preparazione di questa partenza ha richiesto giorni, alimentando forse la vostra illusione ch’io avessi mutato idea o che il destino stesso avesse deviato il mio percorso per portarmi da voi. Non è così, mia regina, il giorno dell’addio è ormai prossimo, la carica di cui sono investito, la mia posizione e il mio desiderio stanno allestendo la nave che presto partirà alle volte di una nazione in rivolta, l’America, che il vostro glorioso regno osserva già con curiosità. Badate a ciò che giunge dalla lontana riva, mia regina, strani venti a voi sfavorevoli potrebbero piegare le dolci fronde del piccolo reame del Trianon, ove riparate ignara dei fermenti.

Ma voi sapete meglio di me perché parto, perché ancora e in maniera per me violenta ho deciso di rinunciare alla stessa aria che voi respirate simile ad angelo benevolo. Non vi dimenticherò, anche se confesso che tenterò l’impresa ardua di cancellarvi dall’anima. In terra distante ogni evento servirà al mio cuore per occupare il tempo e se morte deciderà di cogliermi, unico rimpianto sarà non avervi mai avuta veramente. Posseggo il vostro animo puro, lo so… ma mille volte ho ammesso il mio essere uomo e voi capite, voi comprendete. Vi desidero come assetato anela acqua fresca, come affamato brama pane, come innamorato posto all’angolo di luminosa sala freme per colei che non può sfiorare. Vi desidero come mai vi ho desiderata, ora più che mai, ora che i giorni della contemplazione del vostro solo volto di nuvola candida stanno finendo, ora che odo la risalita sinistra dell’ancora di una nave pronta a salpare. E io sto sul ponte di quella nave, mia regina…

 

Vostro affranto

 

Fersen

LETTERA DELLA SCRITTRICE BARBARA RISOLI.

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