UN RAID DRITTO AL CUORE (II parte)

“ Dopo cena devo uscire. Non mi chiedere dove devo andare…”

Da quando mi ha svelato di essere un attivista A.l.f ho rispettato il suo silenzio a riguardo, non gli ho mai fatto domande sui raid che compiono. Eppure muoio dalla curiosità.

“ Non ti preoccupare. Ti prego solo di stare attento. Non voglio portati le arance in carcere. Si dice così vero?”

Cerco di buttarla sullo scherzo, anche se inizio ad essere nervosa. Chissà quante volte ha fatto queste incursioni notturne e ha rischiato di essere scoperto mentre io lo credevo ad una cena tra amici o, semplicemente, al bar.

“Si, si dice così. Stai tranquilla, non accadrà…Spero”.

Deglutisco a fatica e penso a qualcosa da inventare per tirare su il morale della serata.

“ Faccio un bel dolce alle mele, così sarai bello in forma!”

Pinco salta alle nostre gambe alla disperata richiesta di qualche pinolo. Il nostro coniglio riesce sempre ad ottenere quello che vuole, anche quando l’alimento in questione non è dei migliori per la sua salute. E’ una palla di pelo nel vero senso della parola, ossia grasso, ma bello. Tutto nero e con il ponpon della coda bianco. Si potrebbe scambiare per un peluche se non fosse tanto agitato. Monta sul divano con un balzo quasi felino, rincorre Nerina, la nostra povera gatta vicina ad una crisi di nervi. Sorrido nel vedere Duccio che lo prende in braccio per accarezzarlo. Fa talmente tenerezza da riuscire ad ottenere tutto quello che vuole. All’improvviso divento seria nel pensare a quanti conigli in questo momento sono stipati in gabbie strette e sporche per essere seviziati in nome delle scienza. Per poco non perdo i sensi nell’immaginare il nostro Pinco al loro posto. Sono animali così dolci, affettuosi e desiderosi di coccole da affidarsi alle cure dell’uomo senza opporre resistenza. Peccato! E se Duccio questa notte visitasse una di quelle aziende che detiene proprio conigli?

“Ottima! Le tue torte sono un attentato alla linea!”

Sorrido compiaciuta per il complimento appena ricevuto. Abbiamo cenato in silenzio. La sua tensione è palpabile. Pinco e Nerina ne approfittano per giocare ai nostri piedi senza essere sgridati. Lui non parla e io ho paura a farlo.

“Grazie, troppo gentile. Preparo il caffè?”

Fa cenno di si con la testa e si alza.

“ Vado in bagno un attimo. Chiamami quando la moka è pronta”.

Annuisco e inizio a riempire la caffettiera con la polvere quando mi sorge un dubbio. Accendo il gas e posiziono la moka sopra il fornello. Prendo Pinco in braccio e mi dirigo verso la stanza adibita a lavanderia, voglio pettinarlo, sono due giorni che non lo toeletto. Una futile scusa per passare proprio davanti il bagno. E lo sento. Sta parlando sottovoce al cellulare. Avvicino il mio orecchio e percepisco solo l’indirizzo di ritrovo del gruppo. Ho il tempo di fare due passi avanti prima che lui riapra la porta. Pinco si dimena disperato nel percepire quale sarà la sua fine. Detesta essere spazzolato.

“ Elettra dove vai? Non senti che odore di caffè c’è in casa?”

Presa dalla situazione non ho fatto caso al rumore della moka. Adagio Pinco per terra che fugge alla velocità della luce.

“ Per stasera l’hai scampata, ma domani ti tocca mio caro”.

Duccio mi guarda poco convinto.

“ Metti la caffettiera sul fuoco e vai a pettinare il coniglio? Non è da te”.

Non rispondo ma mi affretto a versare il caffè e a mettere la zuccheriera sul tavolo. Mi dà un bacio veloce e se ne va senza voltarsi. Tiro un sospiro e decido di seguirlo. Mi sono appena ricordata di avere un passamontagna nero. L’unico problema è che non è di lana ma di raso. Risale a qualche anno fa e faceva parte del mio abito carnevalesco: Batman. L’unica ed ultima volta che mi sono mascherata per l’ insistenza delle mie amiche.  Controllo dalla finestra che Duccio se ne sia andato, apro il cartone dei vecchi ricordi. Prendo il passamontagna lo infilo nella tasca dei jeans ed esco di casa. (CONTINUA….)

ESTRATTO DA A.L.F ITALIA:

@ 8 novembre 2005 – Questa è la dichiarazione di Peter Young davanti al tribunale: Peter Young è stato accusato e ritenuto colpevole di 6 liberazioni in allevamenti di visoni.

“Questo è il momento in cui normalmente un imputato esprime il suo pentimento per i crimini commessi. Permettete che vi dica il perché io non sono pentito. Sono qui per essere processato per aver partecipato

alla liberazione di visoni da 6 allevamenti. Mi pento che siano stati solo 6. Sono qui per essere processato per aver partecipato alla liberazione di 8.000 visoni da detti allevamenti. Mi pento che siano stati solo 8.000. Mi risulta che solo 2 di tali allevamenti hanno chiuso. Mi pento che siano solo 2.

Mi pento, in particolar modo, della mia moderazione perché, indipendentemente dal danno causato a questo commercio, se tali allevamenti continuano ad essere attivi, se un solo animale è stato lasciato indietro, allora non è stato sufficiente.

Non pretendo esimermi dalle conseguenze di tali azioni supplicando la misericordia o appellandomi alla coscienza della corte, perché se questo sistema avesse coscienza io non sarei qui ed al mio posto ci sarebbero tutti i macellai, i vivisettori e i pellicciai del mondo intero.

Penso di continuare a tenere la testa in alto in questa corte, che mi condannerà per un atto di coscienza. Nemmeno darò il piacere agli allevatori presenti in aula di vedermi chino di fronte ad essi. A coloro i quali ho visitato le fattorie nel 1997, fatemelo dire in faccia per

la prima volta: è stato un piacere attaccare i vostri allevamenti e liberare quegli animali che tenevate in gabbia. E’ di fronte a questi ultimi che io rispondo, non a voi, non a questo tribunale. Ricorderò le notti che entrai nelle vostre proprietà come la miglior esperienza della mia vita.

E voi allevatori o sadici che leggerete le mie parole e riderete della mia sorte, ricordatevi: abbiamo lasciato più noi allevatori in bancarotta di quanti liberatori voi siete riusciti a far imprigionare. Non lo dimenticate.

Lasciatemi ringraziare tutte le persone che sono venute ad appoggiarmi in questo processo.

Il mio ultimo desiderio, prima di tornare in carcere, è che ognuno di voi si diriga a un allevamento di animali da pelliccia questa stessa notte, tirate giù i recinti e aprite tutte le gabbie… E’ tutto.”

CHI E’ PETER YOUNG:

peter-daniel-young

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5 thoughts on “UN RAID DRITTO AL CUORE (II parte)

  1. Grazie, Samy. I tuoi racconti, oltre ad essere scritti in modo fluido e piacevole, hanno il grande pregio di destare emozioni e di portare a riflessioni chi legge. Anche chi non si è mai interessato (o molto poco) di diritti degli animali, leggendo ciò che scrivi DEVE porsi delle domande! Scrivere vuol dire anche questo: gettare un sasso in acqua e attendere che generi qualcosa di meraviglioso.

    • se veramente riesco a far si che le persone si pongano delle domande il mio è tempo ben speso..me lo auguro, è troppo brutto quello che accade agli animali..Grazie Ines! 😉

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