LA PANCHINA

Ogni giorno su quella panchina, insieme. Ogni pausa pranzo trascorsa a leggere un libro o anche solo a parlare. Ogni mattina l’attesa di quell’ora di pura felicità. Ci conosciamo da poco tempo eppure Giorgio mi ha già conquistata.

“ Anita, tu sei preziosa per me”.

Mi dice, facendomi struggere come neve al sole. So poco di lui, delle sue origini. E’ sfuggevole, ma premuroso. Rifugge qualsiasi domanda sulla sua vita privata e non ha mai accennato ad incontrarci la sera. Dopo il lavoro, tornando a casa mi siedo su quella panchina, da sola. Fa freddo e tra poco inizierà a nevicare. Sussulto nel sentirmi toccare le spalle. Mi volto e Giorgio mi sorride. Non dice niente, si siede e mi prende la faccia tra le mani. Appoggia le sue labbra sulle mie e mi regala un bacio lento, appassionato, desiderato. Apro gli occhi e, al mio fianco non c’è più nessuno. E’ calata la notte. Solo un cane o forse un lupo che mi guarda in silenzio. Poi, prima di allontanarsi verso il bosco, si volta un’ultima volta.

 

Samanta

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8 thoughts on “LA PANCHINA

  1. Sembra la panchina del romanzo Le notti bianche, lui e lei passano 4 notti (se non ricordo male) a raccontarsi le rispettive vite e finiscono quasi per innamorarsi poi torna il fidanzato di lei e finisce tutto… speriamo che invece nel tuo caso vada diversamente…

    Buon 2011, Cri

  2. Sono molto legato alle panchine, alle storie raccontate e a quelle che ancora si possono sognare. Come la tua storia. Bella e da rileggere ancora.
    Un sorriso per te… quasi per caso…

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