LA DURA REALTA’ NASCOSTA (III ed ultima parte)

Mentre Anna parcheggia ripenso alla mia Spagna. Quella del sole, della gente ospitale, dei monumenti storici, delle spiagge affollate, dei parchi naturali, quella che mi è sempre rimasta nel cuore. Questa notizia però riapre i riflettori anche sulla sua parte più cruda; quella dei poveri tori martoriati durante le corride. Esistono sempre tante verità, il problema è sapere su quale basarsi. Inizia a nevicare e la temperatura si è notevolmente abbassata. Rabbrividisco nel chiudere la portiera della Smart e mi stringo nel cappotto di lana. Mi sono dimenticata la sciarpa e domani avrò sicuramente un noioso mal di gola.

“Eccoli! Andiamo stanno aprendo il portellone del pulmino. Dai!”

Mi sento come piantata in terra, non riesco a muovere neppure un passo. La mia amica mi strattona con decisione.

“Andiamo, è l’ora di abbracciare queste povere bestiole. Smettila di vivere tra le nuvole”.

Le oppongo resistenza, ma solo per paura. Sento che mi fa già male il cuore.

“Ehi, Flora, svegliati! Ho bisogno di te!”

Quelle poche parole hanno l’effetto di un balsamo lenitivo e non mi faccio pregare oltre. Man mano che ci avviciniamo distinguo un gruppetto di ragazze e ragazzi che urlano festanti.  Mi colpisce il silenzio quasi surreale dei cani. Scendono con la coda tra le gambe e cercano subito un posto dove nascondersi. Hanno occhi persi nel vuoto, gambe che tremano e corpi scheletrici. Ricordo che i levrieri sono così magri da mettere in mostra i loro muscoli tirati, ma questi hanno le costole in evidenza! Indietreggio e quasi barcollo.

“Vieni piccolo, vieni che ti diamo la pappa. Sarai sicuramente affamato!”

Anna cerca di attirarne uno grigio leggermente striato biondo. Per uno strano scherzo del destino questo si avvicina lentamente a me. Si accuccia ai miei piedi. Lo guardo spaesata e non riesco a fare niente.

“Ha scelto te!”

Mentre la mia amica cerca di convincermi a toccarlo, lui appoggia il muso sui miei stivali. Lo accarezzo e quando mi guarda mi accorgo che l’occhio destro è semichiuso. Piango senza accorgermene. La tenerezza che mi inspira questa bestiola tremante e indifesa non ha precedenti. Continua a nascondere la coda tra le gambe.

“Cosa ha fatto all’occhio?”

“ Gli hanno spento un mozzicone di sigaretta nella pupilla. Per divertimento, dal momento che ormai aveva raggiunto i cinque anni di età e non avrebbe più corso”.

Anna rivolge uno sguardo di rimprovero verso la ragazza che ci ha raggiunte per mettermi al corrente dell’infelice storia del povero Galgo. Mi conosce così bene da aver paura di un mio cedimento psicologico, invece, quella notizia mi risveglia dallo sciocco torpore in cui mi sono cullata fino ad ora.

“Come si chiama?”

“Paco”.

Nel sentire il suo nome alza il muso verso di me e mi rendo conto che gli manca anche un po’ di pelo intorno all’occhio.

“Posso adottarlo o è già stato prenotato?”

Ora è Anna che prende la parola usando un tono talmente alto da far voltare tutti gli altri volontari.

“Evvai! Lo sapevo! Non ti pentirai mai di questa scelta, anzi”.

L’altra ragazza sorride compiaciuta.

“Vado a prendere il modulo da firmare. Hai fortuna perché, essendo l’unico del gruppo più malconcio, non aveva ancora trovato una famiglia”.

Basta un occhio per leggerci tutta la sua disperazione, tutta la sua richiesta d’aiuto, la sua speranza che ci sia un futuro migliore ad attenderlo. Mi sento sollevata. Piango, ma sono felice. Per la prima volta nella vita mi sento utile e pronta a dare tanto amore a chi di amore non ne ha mai conosciuto.

“Perché non mi hai mai raccontato queste cose? Perché non mi hai mai portata in questo canile dove fai la volontaria?”

“Come avrei potuto secondo te? Marco odiava gli animali e non volevo che questo fosse un vostro argomento di scontro”.

Ci abbracciamo in silenzio. Anna mi è sempre stata vicina e oggi mi ha aiutata a realizzare il sogno di una vita. Paco ci guarda incuriosito. Credo abbia capito che io sarò la sua nuova mamma e ha smesso di tremare.

“Ehi, ma come ci entriamo tutti nella Smart?”

“Sarà il momento giusto per buttare via tutte quelle vecchie ed inutili cianfrusaglie”.

Samanta

Questo racconto altro non vuole essere che un monitor di una realtà ,purtroppo, quotidiana. In Italia esiste un’associazione favolosa che si impegna a salvare (dove possibile perchè è difficile avvicinarsi nei luoghi dove vengono fatti correre i Galgos) questi animali; Galogos, Levrieri e Greyhound, tutti nati “solo” per correre! Ogni mese inseriscono foto per l’adozione e ne seguono tutto l’iter…UNA BELLA REALTA’…ma molti rimangono uccisi, impiccati, bruciati vivi…e vi risparmio il seguito..IL SITO E’ BEN FATTO :

 

www.adozionilevrieri.it

 

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9 thoughts on “LA DURA REALTA’ NASCOSTA (III ed ultima parte)

  1. Letto… effettivamente anch’io prima di leggere il tuo racconto non conoscevo questa realtà…
    Almeno c’è un finale positivo…

  2. Samy, grazie della sensibilità meravigliosa che possiedi e che ti ha spinto a scrivere questo splendido racconto. Abbiamo tutti bisogno di riflettere sulla realtà terribile che tocca questi, come purtroppo anche altri animali. Dobbiamo combattere di più perché cambino le cose, con leggi adeguate, cercando di sensibilizzare chi ci vive accanto, visitando di tanto in tanto questi canili dove magari un cucciolo, abbandonato, malato, maltrattato, sta attendendo che qualcuno lo accolga e gli voglia bene. Mi è piaciuto davvero, questo tuo racconto, bravissima!

    • Grazie Ines…purtroppo non è l’unica triste realtà che riguarda gli animali….il mio intento era proprio diffondere il lavoro di questa meravigliosa associazione!

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