articolo su IL TIRRENO (26 ottobre 2010)

MONTAIONE. Samanta Catastini, traduttrice, critica, scrittrice di romanzi rosa, abitante a Torre di Fucecchio, ha deciso di donare 50 centesimi, per ogni copia venduta dei suoi libri, all’Ihp (Italian Horse Protection), con sede a Montaione, unica associazione, in Italia, a recuperare equini sottoposti a maltrattamenti e, per questo, sequestrati. Agisce in base a una legge. E’ la 184 del 2004. I cavalli attualmente in cura – fisica e psicologica – sono una settantina.

E’ una storia, quella di Ihp, che nasce da una morte. La racconto con l’aiuto di Samanta. Antonio Nardi-Dei Filicaja Dotti è un produttore di vino, in quel di Montaione. Fin da bambino sta vicino ai cavalli, che vuole mantenuti allo stato brado. Nel settembre 1999, si mette in cerca di alcuni cavalli da acquistare per tenere al pascolo nella sua proprietà. E scopre cosa c’è dietro al commercio, al trasporto e all’utilizzo di questi animali. Niente di buono. E, due anni dopo, un cacciatore gli uccide la cavalla Flaminia.

«Antonio – racconta Samanta – s’avvia sulla strada della conoscenza del rapporto, spesso malato, tra gli umani e gli animali. Ciò lo fa arrivare, attraverso il recupero di equidi e l’educazione degli uomini, alla creazione di Ihp con Sonny Richichi e Francesca Vaccari». E’ l’ottobre 2009. Antonio assume la carica di presidente. Sonny Richichi è il responsabile organizzativo. Nel suo carnet, una lunga militanza nella Lav (Lega anti vivisezione), di cui diventa presidente nazionale dal 2004 al 2006. Nel 2009 diventa direttore della Fondazione Flaminia da Filicaja, che lascia per portare avanti l’Ihp: «Sonny – rileva Samanta – ha lavorato per anni in banca, fino a diventare direttore di filiale». Poi ha deciso di cambiare vita, per trasformare in lavoro la sua passione per i cavalli.

Adolfo Sansolini è il responsabile delle relazioni internazionali. Già direttore e presidente nazionale della Lav, nel corso degli anni ha lavorato in Europa per le maggiori associazioni animaliste. «Nel 1993, collabora all’apertura dell’ufficio italiano dell’International Fund for Animal Welfare, insieme con l’ex commissario europeo Carlo Ripa di Meana». Poi lo troviamo coordinatore, per il Sud dell’Europa dell’European Coalition for Far Animals. Nel 2001 si trasferisce a Londra, dove dal 2004 al 2006 dirige la British Union for the Abolition of Vivisection e coordina la European Coalition to End Animal Experiments. Dal 2006 al 2009, è consigliere per le politiche commerciali di numerose organizzazioni, che rappresenta anche nell’Unione Europea e governi di diversi Paesi. Dal 2009 alle Nazioni Unite rappresenta la Wold Society for the Protection of Animals.

Sansolini fa anche il giornalista. Alla Radio Vaticana, dal 1996 al 2003, conduce il programma “Un habitat per tutti i viventi”. Scrive per giornali italiani, inglesi e spagnoli. Collabora con la Bbc. Irene Calvani è responsabile di adozioni e visite. E’ lei la responsabile delle adozioni a distanza e delle donazioni. La grafica e la comunicazione sono affidate a Eleonora Gioventù.

Perché Samanta Catastini ha scelto questa associazione? «Sono capitata per caso nella loro pagina, rimanendo sconvolta dalle storie tristi di cavalli trasportati in container dal Sud America. Stipati, denutriti, maltrattati. Per finire nei macelli italiani. Mi ha affascinato l’impegno di queste persone. Mi ha aperto gli occhi su una realtà celata. Non si possono uccidere così i cavalli, siano essi puledri o anziani. Noi uomini gli dobbiamo molto. Fanno parte della nostra storia. Li troviamo in guerra, ma anche mezzo indispensabile per viaggiare e lavorare i campi».

Lei ama gli animali. E’ un amore forte, da risultare spesso – per sua ammissione – eccessivo. Per lei sentire il nitrito d’un cavallo è il massimo, non ha prezzo. Ne ha due, di cavalli: Wimpy e Major. Grazie a questa ultima cavalla, di 21 anni, tutto ha avuto inizio. Quando nel luglio scorso, Samanta è andata a Montaione, subito dopo l’arrivo di numerosi cavalli, frutto di un sequestro, è rimasta colpita dall’amore che viene messo nel trattarli, oltre al posto stupendo in cui sono fatti vivere, animato da non pochi volontari.
Samanta ha letto il brano, che fa bella mostra di sé nel sito di Ihp, e l’ha fatto suo: «Gli umani non imparano facilmente cos’è il rispetto della vita. Non considerano gli altri animali come compagni con cui convivere, ma come cose da utilizzare e buttare via subito dopo. Quasi mai il cavallo è considerato un amico, perché è sempre un ‘cavallo da’: da trotto, da galoppo, da salto a ostacoli, da dressage, da scuola d’equitazione, da carrozza, da circo… da macello. Ihp è nata per tentare di favorire un cambiamento e per scuotere le coscienze della gente».

I 50 centesimi si riferiscono a qualsiasi romanzo di Samanta Catastini acquistato o scaricato sul sito http://stores.lulu.com. Sono romanzi storici o contemporanei, con storie d’amore che non sempre finiscono bene. Finora, a dire il vero, Samanta ha versato a Ihp l’intero ricavato delle vendite dei suoi libri, perché ci tiene tanto e perché l’associazione – rileva – se lo merita.

 

FONTE “IL TIRRENO” per leggere l’articolo clikkare qui sotto:

la-fattoria-dove-si-salvano-i-cavalli-2604588

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