AMORE A SENSO UNICO (9° PUNTATA)

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“Señora la vostra carrozza è pronta!”

Juana aveva rivolto un sorriso di ringraziamento alla giovane cameriera poi si era alzata e, dopo aver preso il ventaglio, si era diretta verso l’uscita della propria camera. Non  capiva il motivo ma si sentiva agitata e frastornata. Forse perché, quella notte, aveva riposato male e poco. La mente continuava riportarle l’immagine rassicurante del conte Moreno e la dolcezza che sprigionavano i suoi occhi. Infine quella sua plateale fuga dal salone l’aveva lasciata interdetta e aveva alimentato la sua curiosità. Inoltre l’idea di incontrare il ragazzo che aveva rubato il cuore di Alma la metteva in subbuglio. La sola idea che facesse lo stesso mestiere di Teodoro e che gli somigliasse anche tanto le faceva venire i brividi. Si augurava che il futuro sentimentale della figlia non fosse come il suo. Era stato troppo difficile rinunciare all’amore e continuare a vivere cercando di non pensare alla persona che le aveva rubato il cuore. Aveva creduto che l’arrivo di una bambina avrebbe messo a tacere quel dolore, ma si era sbagliata! Ogni giorno, ogni ora, ogni momento della sua vita si chiedeva dove lui fosse e come sarebbe stato se ne se ne fosse mai andato. Di una cosa era sicura, non gli avrebbe mai perdonato la sua mancanza di coraggio.

“Buongiorno Marchesa Ramos, dove ho l’onore di condurvi?”

Juan, il giovane cocchiere, le stava sorreggendo la porta della carrozza e si era tolto il cappello per salutarla.  

“Alla Grande Moschea!”

Come ogni volta che percorreva le strade della sua città si incantava a guardare il panorama. Era così orgogliosa di essere nata in quel posto. Eppure con Teodoro sarebbe andata ovunque! Maledizione la testa andava sempre lì, anche dopo diciassette lunghi anni. Ormai non era più una ragazzina! Ma il cuore non ha età o forse il suo si era fermato nel momento in cui lui se ne era andato. Da quando aveva rivelato questa pena alla figlia i pensieri erano ancora più ricorrenti. Iniziò a sventolarsi cercando di scacciare quel dolore. La Grande Moschea si stagliava in tutta la sua imponenza al centro della città. Dal 1236, dopo la riconquista di Cordova da parte dei cristiani era stata trasformata nella cattedrale Santa Maria. Il popolo continuava a chiamarla con il suo vecchio nome, orgogliosa di quel miscuglio di architettura arabo-islamica e gotica, unica nel suo genere. Incuteva timore e rispetto sin da fuori ma, quando si varcava il grande portone d’ingresso il suo interno era così vasto da non sapere dove posare lo sguardo. Le grandi colonne si susseguivano una dopo l’altra all’infinito. Nonostante tutto Juana aveva subito riconosciuto Alma, seduta a lato della cappella, posta al centro dell’edificio.

“Mamma finalmente sei arrivata!”

Aveva le guancie rosse e gli occhi lucidi. La guardava quasi con compassione. Quel comportamento l’aveva immediatamente messa sull’attenti.

“Vieni con me che Xavier ci aspetta qui fuori!”

L’aveva presa per mano e trascinata nel cortile esterno. La luce solare non le aveva impedito di vedere immediatamente quella somiglianza tanto decantata. Per un istante aveva pensato di essere tornata indietro con il tempo e che quel ragazzo che le sorrideva timidamente fosse il suo Teodoro.

“Oddio! Xavier aiutami! Mamma, mamma ti senti bene?”

Senza rendersene conto aveva perso conoscenza e si era accasciata come un sacco vuoto.

“Niente. Non è niente. Solo che assomigliate molto ad un mio vecchio amico…”

Si era lasciata aiutare dalla figlia a sedersi su una panchina in pietra lì vicino.

“Si, assomiglio a mio zio. A Teodoro Hierro…”

“Siete suo nipote?”

Aveva preso il fazzoletto dalla piccola borsetta legata alla sua cintura per asciugarsi una lacrima sfuggita contro la sua volontà.

“Si…Scusatemi io volevo vedervi perché…Ho paura a dirvi quello che dovrei rivelarvi…”

La curiosità era così forte da non pensare più alla testa che le girava vorticosamente.

“Dite pure…Niente sarà più doloroso di diciassette anni di lontananza”.

“Ecco…questo natale mio zio ha avuto un incidente a cavallo…e…mi spiace…è morto!”

Aveva solo sentito le mani di Alma che la sorreggevano di nuovo. Dopo tanto dolore non credeva ne potesse esistere uno ancora più forte.

“Mamma, ti prego prima di sentirti di nuovo male, ascolta quello che Xavier ha da dirti!”

Non  aveva risposto ma guardava con occhi spenti l’ombra del suo bel cavaliere di un tempo.

“Mio zio, fratello di mia madre, mi aveva voluto accanto a se per mandare avanti il suo commercio di cavalli perché, non essendosi mai sposato, non aveva eredi a cui lasciare il suo amato lavoro. Diceva sempre che il matrimonio non faceva per lui e che il suo cuore era di una donna che non aveva potuto amare. Ha avuto molte storie ma brevi. Poi, negli ultimi tempi aveva iniziato a bere, credeva di affondare così il suo dolore. E, pochi giorni prima del maledetto incidente, mi ha chiamato nel suo studio e mi ha mostrato questa piccola cassa di legno”.

Teneva in mano una scatola consumata, un tempo sicuramente colorata di rosso. Forse la confezione di una bottiglia di vino.

“Mi ha detto che se mai gli fosse accaduto qualcosa qui dentro c’erano delle lettere da consegnare alla marchesa Ramos e solo in quel momento ho capito che eravate voi la misteriosa donna che gli aveva rubato il cuore per sempre…”

Con mani tremanti aveva accolto quel prezioso tesoro poi, il buio completo.

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4 thoughts on “AMORE A SENSO UNICO (9° PUNTATA)

  1. Visto che insistevi sulla caratteristica della somiglianza l’avevo immaginato che fossero parenti, però, io avevo pensato ad un figlio, non ad un nipote… comunque così siamo a posto: Xavier si può sposare con Alma e Juana si può consolare col conte Moreno…

  2. D’accordo, così il romanzo sarebbe già finito, anche se resterebbe sempre da sistemare il marito di Juana, che da qualche parte bisognerà pur sistemare, se lei se ne va con un altro…

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